Comitato Dora/Spina3

Skip to content



Spina 3

Come la vediamo noi (versione aggiornata a ottobre 2016)

Le informazioni sulla trasformazione urbanistica torinese denominata Spina 3 dal Piano regolatore hanno, soprattutto nella prima fase, un tono celebrativo che contrasta con le opinioni di molti cittadini. Queste poche righe servono da spunto per una sommaria conoscenza di alcuni aspetti del progetto, progetto i cui dettagli possono essere reperiti nei documenti discussi dal Consiglio e dalla Giunta comunale, oltre che negli studi e nelle opinioni contrastanti che Spina 3 ha suscitato.
La zona interessata, attorno al corso urbano della Dora Riparia (nella zona nord di Torino, tra la via Verolengo e i corsi Potenza, Umbria e Principe Oddone), rappresenta l’ 1,4% del territorio comunale (esclusa la collina) ed è compresa nelle Circoscrizioni 4 e 5.
Dopo la chiusura di numerose industrie ivi localizzate, industrie che occupavano circa 20.000 operai, il Comune di Torino ha attivato un programma d’investimenti per 800 milioni di euro con l’utilizzo d’ingenti fondi nazionali ed europei, oltre che di PRIU e PRUSST.

PRIU E PRUSST
I PRIU (Programmi di riqualificazione urbana) sono stati introdotti dalla legge 179/1992 al fine d’incentivare interventi misti pubblico-privati mediante l’adozione di procedure d’approvazione ed attuazione più rapide di quelle tradizionali. Essi prevedono interventi di edilizia non residenziale che dovrebbero contribuire al miglioramento della qualità della vita ed interventi di edilizia residenziale che dovrebbero innescare processi di riqualificazione dell’àmbito interessato al progetto.
Quello di Spina 3 è stato il più "ricco" d'Italia.
I PRUSST (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) dovrebbero favorire e promuovere occasioni di sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale.
Questi obiettivi “sociali” sono stati rispettati dal progetto e dalla realizzazione di Spina 3?
E perché i cittadini della zona non sono stati per niente coinvolti nella progettazione dei cambiamenti del loro territorio e nella dotazione di strutture utili ad aumentarne la vivibilità?

MISSILI PIANTATI A TERRA
L’area di Spina 3, inizialmente di proprietà del Comune di Torino per quasi 300.000 metri quadri e di proprietà privata per circa 850.000 metri quadri (le fabbriche Michelin, Paracchi, Savigliano e Ferriere FIAT, coi tre stabilimenti di Valdocco, Vitali ed Ingest) è stata destinata a varie funzioni.
I privati hanno sfruttato i diritti edificatori realizzando residenze, uffici e aree commerciali (impegnandosi pure a costruire le relative opere di urbanizzazione), il Comune si è occupato delle opere infrastrutturali. Nelle nuove case attorno al cosiddetto parco verranno infine a vivere più di 12.000 nuovi abitanti, la maggior parte oggi già residente.
La decisione di costruire molto in verticale ha lasciato, sì, un grande spazio centrale, destinato a parco, ma ha partorito anche edifici – alcuni di 22 piani - di forte impatto sulle case degli isolati storici adiacenti. Inoltre l’edilizia convenzionata e l’assegnazione di case “popolari” sono state in gran parte concentrate a nord della Dora, in quinta Circoscrizione, riducendo già in partenza il propagandato mix sociale.

MA COME E’ COMINCIATO TUTTO CIO’?
L’intera edificazione di Spina 3 è iniziata con l’insediamento della multisala cinematografica Medusa e del centro commerciale IPERCOOP. Oltre a quest’ultimo, sono stati realizzati in Spina 3 altri cinque supermercati ed una galleria di negozi.
A fronte di questa colata di strutture commerciali, l’unico intervento pubblico inizialmente previsto era un asilo nido-scuola materna nel comprensorio Vitali, inizialmente scadenzato per il 2008-2009. Ancora da progettare, è comunque palesemente in ritardo rispetto alle esigenze dei neo-residenti, tanto da essere anticipato da alcune aule "provvisorie" nello stesso comprensorio, all'ammezzato di una delle residenze. Nessun’altra struttura pubblica aggiuntiva a quelle dei quartieri pre-esistenti è stata programmata nell’ambito del progetto di Spina 3. Le richieste dei cittadini e del nostro Comitato hanno poi portato alla decisione comunale di aprire, da settembre 2007, le aule sopraccitate, in via Orvieto numero 1.
Nell’area erano anche stati collocati due villaggi per 2.500 giornalisti delle Olimpiadi invernali del 2006 (con relativo utilizzo di Fondi europei, impiegati anche per l’insediamento di attività economico-artigianali), villaggi poi in gran parte positivamente riconvertiti ad edilizia sociale.
I molti cantieri hanno creato in questi anni notevoli disagi per i residenti, soprattutto per la dispersione delle polveri. Dopo la conclusione del cantiere per il riutilizzo viabile della galleria di fabbrica tra corso Mortara e corso Potenza e di quello sotterraneo del Passante ferroviario lungo corso Principe Oddone (i cui lavori superficiali sono ancora da realizzare) sono ancora in corso i lavori per la realizzazione di case lungo via Verolengo e di alcuni lotti del Parco Dora. Si attende ancora la completa apertura del lotto Valdocco, attraverso la cosiddetta stombatura (parziale) della Dora tra corso Principe Oddone e via Orvieto. Opera che avrebbe dovuto essere a carico della Fiat (che l'aveva realizzata negli anni '50 del secolo scorso come base di una delle aree delle Ferriere) e che infine, dopo una paradossale causa legale tra Enti pubblici, "eredi" del territorio, dev'essere realizzata dallo Stato, tramite Cassa Depositi e Prestiti.
Attorno a questi lavori, alle residenze e alle strutture del grande commercio, la viabilità è soprattutto basata sull'utilizzo dell'automobile: è mancato, pur sollecitato dai cittadini, un adeguamento all'afflusso di migliaia di nuovi residenti del servizio del trasporto pubblico e una rete e dei servizi per l'uso della bici (piste ciclabili, rastrelliere nelle case di nuova costruzione, sufficiente postazioni di biciclette condivise, sollecitate dal Comitato Dora Spina Tre ancora nel maggio 2013).

IL PARCO
Al centro di Spina 3 il Parco Dora, di 450.000 metri quadri.
Nel parco, definito nei documenti iniziali “sito irrimediabilmente compromesso che non potrà mai assumere caratteri naturalistici tali da essere assimilabile agli altri parchi torinesi”, sono state conservate alcune strutture delle precedenti fabbriche, quelle forse più difficilmente demolibili. Le più grandi, l’ex-capannone di strippaggio delle Ferriere (del quale sono stati mantenuti i soli pilastri e la copertura) e la torre di raffreddamento della Michelin.
Permane inoltre la tombatura della Dora nell’area ex-Ferriere da via Livorno a corso Principe Oddone.
Il progetto del Parco (non condiviso con la popolazione, come inizialmente promesso) non intende esplicitamente eccedere nella pianificazione del territorio e nemmeno indulgere alle necessità dei residenti: nessun edificio al chiuso, infatti, è stato mantenuto e specificatamente destinato ad usi specifici di quartiere. Magari realizzando quel centro d’aggregazione culturale pubblico, di cultura e aggregazione, una vera e propria biblioteca di quartiere, di cui la zona è carente, e che il Comitato Dora Spina Tre ha proposto potesse essere ad esempio collocato nell'ex spaccio Paracchi di via Pianezza. Oppure nell’edificio di via Nole, destinato invece a “hortus conclusus”, funzione nemmeno turisticamente accattivante e scarsamente rappresentativa delle esigenze prioritarie della popolazione. Anche qui era possibile una destinazione diversa, essendo due gli edifici delle ex fabbriche rimasti a suo tempo lungo via Nole; uno poi abbattuto, l'altro scoperchiato per fare l'"orto".

Per il Parco sono stati stanziati 70 milioni circa di euro: Fondi comunali e risorse statali, quelle del 150enario del'Unità d'Italia. Esso doveva quindi essere in gran parte inaugurato nel corso del 2011, mentre l’ultimo lotto del ”parco” era inizialmente scadenzato per il 2012 (come da cronoprogramma dei lavori di riqualificazione urbana, datato 30 giugno 2003). Nel maggio del 2011, è stato aperto al pubblico il lotto Ingest e, parzialmente, quelli Valdocco e Vitali.
Problemi di coordinamento tra funzioni e cantieri statali e comunali vedono oggi un parco non del tutto agibile e anche colla presenza di alcune strutture potenzialmente pericolose per i frequentatori (come sottolineato dalle lettere del nostro Comitato e delle Associazioni di persone diversamente abili). Il parco presenta problemi di manutenzione e di sicurezza ed esigenze di qualificazione, sollevate anch'esse dalle lettere del nostro Comitato. L'impressione ricavata nel periodo estivo è di un'area post-industriale che ha poco verde e poca ombra e di cui solo il capannone dello strippaggio può vantare finora una frequentazione da parte dei cittadini. Ed anche di piccoli e grandi eventi, talvolta rumorosi, che devono conciliarsi meglio con le esigenze di tranquillità dei residenti.
Con ulteriori contributi comnuali è stato migliorato il lavoro effettuato dal cantiere a carico dello Stato che ha realizzato il lotto Michelin.
I fondi per le periferie del 2016 saranno in parte destinati a Torino al completamento del lotto Valdocco nord del parco, peraltro ancora influenzato dalla ritardata opera di stombatura della Dora nel percorso del fiume che insiste sul quel lotto del Parco. I lavori per la rimozione della lastra di cemento che copre il fiume sono iniziati nell'aprile del 2017: il nostro Comitato ha ottenuto siano posizionate centraline onde controllare le polveri del cantiere, a tutela dei residenti delle case prossime al cantiere, dei lavoratori di Envipark e dei frequentatori del parco.

LA CULTURA E’ UN INVESTIMENTO PER TUTTI
L’idea di un luogo culturale in Spina 3 è stata lanciata dal nostro Comitato nella propria assemblea pubblica del 25 novembre 2009, le firme raccolte su una petizione presentata al Comune nella primavera del 2010; ed è ancora in attesa di una sua realizzazione.
Il nostro Comitato ha presentato una serie di proposte concrete per la localizzazione e l’ha definita come “biblioteca / centro d’aggregazione per giovani ed anziani”, strutture di cui Spina 3 è carente o mancante.
L’opera potrebbe anche essere considerata come una compensazione ai residenti per un’area condizionata da cantieri permanenti, generatori di disagi decennali per i residenti ed anche di consistenti profitti d’investimento immobiliare. E soprattutto un raddrizzamento a fini sociali di un progetto iniziale che sottovaluta (per non dire, esclude) le strutture pubbliche di prossimità.
Nell'ottobre 2015 si è tenuta una manifestazione del Comitato per mettere all'ordine del giorno l'esigenza della biblioteca di Spina 3.

Anche il Poliambulatorio sanitario da realizzare nell'ex Superga di via Verolengo
dal 2002, ancora prima di Spina 3 e del relativo arrivo di oltre 10.000 nuovi residenti, è oggi praticamente bloccato, a causa della mancanza di fondi regionali con le scelte di restrizione dell'offerta sanitaria pubblica, tanto che, nel luglio 2015, la struttura è stata restituita dall'ASL al Comune, con relativi problemi di prospettiva per un edificio, urbanisticamente rilevante e socialmente molto utile, che corre il rischio di degradarsi progressivamente.

BONIFICHE ECONOMICAMENTE COMPATIBILI
Il terreno lasciato dalle fabbriche è ovviamente povero di elementi nutritivi e ricco di metalli pesanti. Ciò condizionerà la vegetazione del Parco.
La prevista prima parte della bonifica avrebbe, secondo l’ARPA, messo in sicurezza le scorie pericolose (con la rimozione di detriti, l’apposizione di un materassino bentonitico sotto le abitazioni e l’aggiunta di consistenti quantità di materiali di riporto provenienti da altri cantieri cittadini). E' su questa base che si è costruito anche il grande parco post-industriale, con sentieri che si diramano attorno alle strutture industriali superstiti.
Nuovi argini della Dora sono realizzati nel comprensorio Paracchi, anche per la costruzione di case a ridosso del fiume; il resto del territorio fluviale non prevede praticamente nuove opere idrauliche (se non il nuovo ponte di via Livorno), nell’ipotesi non sia prevedibile una ripetizione dei pericoli di esondazione che la zona ha vissuto durante l’alluvione dell’anno 2000.

Le acque della Dora e della falda freatica e le polveri presenti nell’aria sono monitorate, come da prescrizioni della Provincia di Torino. I risultati delle bonifiche sono stati per lungo tempo disponibili esclusivamente sul sito del nostro Comitato, che ha dovuto effettuare nel tempo ben tre accessi agli atti, garantiti dalla legge sulla trasparenza amministrativa.
Solo una conferenza stampa dell’ARPA ha affrontato l’argomento delle bonifiche, nel settembre 2008; e soltanto nel febbraio 2011 il Comune di Torino ha pubblicato alcuni dati, lungamente promessi. Infine nel gennaio 2012 ha preso l'impegno di pubblicare semestralmente i soli dati delle acque del fiume e di falda, anche in considerazione della persistenza, in alcuni pozzi di rilevazione sotterranea, di valori di metalli pesanti, ed anche di cromo esavalente, superiori ai limiti di legge.
Su questo argomento, lo stesso Comune ha infine deciso una seconda fase delle bonifiche attraverso l'iniezione in falda freatica di sostanze che dovrebbero affrontare la persistenza di cromo esavalente e che sono iniziate nell'autunno del 2016. In parallelo si è effettuato in area Valdocco, accanto alla tombatura della Dora, un esperimento di fitorimedio che non ha dato risultati utili per il tipo di inquinanti presenti nei terreni in cui si è svolto.

Il giudizio del Comitato Dora Spina Tre sull’intera vicenda, oltre che i dati che abbiamo raccolto, è disponibile sul nostro sito nella rubrica bonifiche.

BEATI COSTRUTTORI
In Spina 3 è stato costruito anche un nuovo Complesso religioso di 12.500 metri quadri che comprende la chiesa parrocchiale del Santo Volto a forma d’ingranaggio, una sala conferenze seminterrata di 5000 metri quadri e 1000 posti, gli uffici diocesani e un oratorio. La vecchia ciminiera è utilizzata come campanile.
Alcune di queste strutture dovrebbero essere disponibili anche all'uso pubblico ma appaiono di scarso utilizzo (vedasi la lettera del Comitato all'Arcivescovo del marzo 2013).
L’opera, di 30 milioni di euro, aveva visto una maggioranza risicatissima nel Consiglio presbiterale che la decise nel 2001. Oltre il 50% del costo è coperto da Compagnia di S.Paolo, Fondazione CRT e Regione. Il terreno dedicato al culto e all’educazione cristiana è rilasciato dal Comune a titolo gratuito per 99 anni (rinnovabili), l’area degli uffici diocesani con uno scambio della capacità edificatoria di cui la Curia disponeva in altro terreno di proprietà (vedasi la delibera comunale del 14 aprile 2003).

MEMORIE PERDUTE
Fin dall’inizio è mancato un progetto organico di conservazione in loco della memoria scritta ed orale dei tanti lavoratori delle fabbriche dismesse nella zona, molti residenti nei dintorni, che hanno contribuito alle lotte della Resistenza antifascista e alle mobilitazioni sindacali.
Nella ex-Savigliano, l'ultima fabbrica abbandonata nell'area, ci sono ora attività di “new economy”, alcuni loft ed un’ennesima galleria commerciale come quella del Lingotto.
In Spina 3, lo ripetiamo, non è stato previsto alcun utilizzo sociale significativo degli edifici dismessi delle fabbriche: le strutture citate come testimoni della memoria industriale, o rimangono con funzioni estetiche o erano già in precedenza destinate (la sede dei vigili del fuoco e il dopolavoro della Michelin, quest’ultimo ora in concessione a privati). Solo l'area sotto la tettoia del capannone di strippaggio ha oggi una qualche frequentazione.
La preoccupazione è che il luogo si trasformi in sede ricorrente di grandi eventi cittadini, con annessa creazione di rumori, senza che i residenti siano compensati da una quotidiana presenza di sufficienti luoghi di cultura e di aggregazione pubblica per il quartiere, che non siano quelli mercificati delle gallerie commerciali.

In generale, il progetto di Spina 3, che ha il pregio d'aver affrontato l'emergenza dell'abbandono contemporaneo delle lavorazioni di una vera e propria cittadella industriale di un milione di metri quadri, ha perso l'occasione di costruire un quartiere modello, socialmente, ed anche ecologicamente, orientato (magari con l'intervento di una struttura di green economy di zona come l'Environment Park) che si basasse sulla considerazione della partecipazione consapevole dei residenti alle scelte urbanistiche.