Comitato Dora/Spina3

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Hanno detto...

Il Partito del Nord (di Spina 3)

"Un giorno l’appuntamento che si tiene oggi al ventesimo piano del grattacielo di corso Mortara 42, uno dei simboli della Torino olimpica, verrà forse ricordato come l’esordio di quello che potremmo definire “il partito del sindaco”. A 80 metri, nella panoramica sede della Fondazione dedicata ad Antonino Monaco, l’uomo che ha fatto della cooperativa edilizia “San Pancrazio” uno dei motori della trasformazione torinese e morto prematuramente nel 2003, Sergio Chiamparino parteciperà alla presentazione delle attività della Fondazione insieme con l’attuale PresIdente della coop Pasquale Cifani e lo storico dell’industria Giuseppe Berta che guiderà un gruppo di giovani nello studio della società metropolitana. Un incontro diciamo simbolico con i responsabili di uno dei feudi della sinistra torinese che meglio ha saputo adeguarsi e anticipare l’evoluzione della società. Negli anni ’90 la “San Pancrazio” guidata da Monaco (il cui motto era “convento ricco e frati benestanti”) fu la prima, ad esempio, a individuare nelle grandi aree dismessi, le Spine 3 e 4, possibilità di sviluppo ignorate e considerate troppo rischiose da altri.
Ma è proprio a gente e a realtà simili, legate al territorio e alle sue specificità, che guarda da tempo il Sindaco per arrivare, forse, un giorno a quel “partito territoriale” che ricorda il Partito del Nord vagheggiato agli albori del PD e la cui ragion d’essere stava nella constatazione che solo chi vive e lavora al Nord può comprendere e risolvere i problemi del Nord". (articolo su La Stampa 29.10.2008, cronaca di Torino, "La nuova “cosa” di Chiamparino, primi esperimenti del Partito del Sindaco")

Memoria storica. E Spina 3?

“Il lavoro compiuto dalla Città di Torino sulle sue periferie, lavoro ancora in corso, è stato molto capillare e attento: non si è trattato solo di rifare strade e piazza, migliorare l’abitabilità degli edifici, ma anche prendersi cura della qualità della vita di chi abita in questi luoghi. Tra le offerte sociali e culturali si è creduto importante cercare di cambiare lo sguardo, il punto di vista degli abitanti, attraverso il recupero della Storia e della Memoria di un luogo. E’ così che la realtà che abbiamo sotto gli occhi cessa di essere insignificante e acquista senso, muove emozioni. Sentirsi parte di una realtà così stratificata fa nascere un legame nuovo con il territorio, più responsabile. Conoscere la storia di un luogo accende il desiderio di diventare parte attiva dei suoi cambiamenti futuri”. (Ilda Curti, Assessore ai Progetti di rigenerazioone urbana e Qualità della vita del Comune di Torino, prefazione al libro “Dallo stesso punto di vista. Immagini del passato ritrovate nel presente. A Mirafiori Nord” 2007)

Conservazione(!?)

“Il Piano Regolatore del 1908, quello che a tutti gli effetti ha costruito la città industriale, non ragionava ancora in termini di aree, ma di isolati. Intorno all’isolato dove veniva costruita una fabbrica, ecco quelli dove vivevano gli operai. Nel momento in cui si sono cancellate le fabbriche, ci si è dimenticati di ciò che stava intorno, delle connessioni tra fabbrica e città”.
Qual è la perdita più grave?
“Forse la Michelin. Era disegnata come una città: varcavi il cancello ed entravi in un villaggio dove le strade avevano nomi, alcuni edifici erano di Passanti. Oggi è rimasta solo la torre di raffreddamento. E mantenere solo alcuni elementi come simbolici di un passato di cui non si riesce più a cogliere il significato, come nel caso di Spina 3, o tenere in piedi giusto una facciata per radere al suolo il resto e costruire un supermercato, …., non ha davvero senso”
(“L’Amministrazione investa sulle vecchie fabbriche”, intervista ai prof. Trisciuoglio e Ronchetta del Politecnico di Torino su La Stampa del 29 maggio 2007)

Dateci città più vivibili

“I grandi architetti moderni non progettano gli edifici per chi li abita, ma per farli ammirare dall’esterno…Ma, soprattutto, accanto ai grandi monumenti architettonici, occorre creare un’edilizia abitativa bella, armonica, e rigenerare i vecchi quartieri delle nostre città, invecchiati, fatiscenti. Le città hanno infine bisogno di luoghi di cultura, d’incontro, di ritrovi comodi, facilmente raggiungibili”
(Francesco Alberoni, “Un appello agli architetti: dateci città più abitabili”. Il Corriere della sera, 28 maggio 2007)

Mix sociale

Soddisfatto .... Roberto Tricarico (Edilizia Pubblica): "E' un buon accordo. Permette di dare sfogo alla cittadella giudiziaria e garantisce il corretto mix sociale sull'area ex-Vitali, dove si trovano gli alloggi da cedere allo Stato"
(articolo "Vita nuova alle Nuove" - La Stampa dell'otto aprile 2007 in merito allo scambio Stato - Comune di Torino tra l'area delle ex-carceri Nuove e 98 alloggi più 102 box (!) su Spina 3, da destinare alle famiglie di agenti penitenziarii in servizio al carcere delle Vallette)

Malinteso concetto di povertà

“Il modo in cui la Chiesa presentava i suoi edifici di culto andava sovente di pari passo con l’idea che essa aveva di sé e voleva comunicare all’esterno. Ragion per cui nel recente passato c’è stata una stagione fortunatamente breve che ha portato a chiese assimilabili alla più banale edilizia civile, a causa di un malinteso concetto di povertà o di nascondimento, per ragioni ideologiche”
(dichiarazione di monsignor Mauro Piacenza, presidente della Commissione Pontificia dei Beni Culturali nel dibattito sull’inaugurazione della nuova chiesa del Santo Volto in Spina 3 su La Repubblica 8.12.2006)

Vamos a la playa. Privada

“Vamos a la playa” sulla Dora, ma senza secchiello. Mentre si fanno vivi i primi soggetti interessati a gestire l’area sulla quale sorgevano gli stabilimenti ex-Michelin e la Fiat – è il caso della società “Bramante” già in pista per il centro sportivo Michelin – il progetto annunciato dal Comune a luglio, nel contesto del nuovo Parco da 450 mila metri quadri, si prepara a cambiar pelle. …. Nei giorni scorsi la società “Bramante” – alla quale partecipa l’impresa di costruzioni “Rosso” – ha annunciato al Comune la disponibilità a gestire i servizi sulla parte prospiciente la Dora contando sul ritorno economico dell’iniziativa. “Valuteremo tutte le offerte”, avverte Tricarico. Palazzo civico, infatti, è orientato a coinvolgere nella gestione del futuro Parco e dell’annessa “spiaggia” tutti soggetti economici che lavorano sull’area interessata dal progetto: dalla Coop all’Environment Park, passando per la Bramante. Obiettivo: creare un grande polmone verde, ottimizzando i costi di gestione. Come? L’idea è quella di affidare ai privati parte della manutenzione in cambio della concessione all’utilizzo dell’area: compresa quella che si affaccia sul fiume. Qualunque soluzione prevalga, promette Tricarico, l’ “effetto bagnasciuga” sarà assicurato “ (articolo “Anche la Dora avrà i suoi Murazzi” su La Stampa del 13.10.2006)

Viano si redìme? Adesso vuol salvare la memoria di Torino!

Come concilare la riqualificazione urbanistica di Torino con l’esigenza di tutelare alcune delle sue parti più rappresentative, quelle che ne hanno segnato la storia per decenni ….? Se lo sta chiedendo il Comune, preoccupato dall’eventualità che – in aggiunta agli ex-insediamenti industriali già sacrificati per disegnare le “Spine” – i bulldozer cancellino definitivamente altre due “cartoline” della vecchia Torno” (ex-Lancia di via Issiglio ed ex-Fiat di corso Dante)….. (L’assessore all’Urbanistica Viano dice che) “l’impostazione attuale del piano Regolatore privilegia giustamente la trasformazione urbanistica della città, senza porre vincoli troppo stringenti … E’ evidente che alle imprese costa meno demolire tutto e poi ricostruire ex-novo, senza preoccuparsi troppo della memoria storica dei luoghi. ….. Invece di demolire tutto e poi cedere al Comune quote delle aree interessate per uso pubblico, come prevede la legge, proporremo ai privati di darci subito le porzioni considerate di interesse stroico. In questo modo avremmo trovato la quadra (articolo “Salviamo la memoria di Torino” su La Stampa del 18.8.2006)

Doveva venire da fuori, per dirlo?

Aeroporto di Caselle. Sbarcano due professori d’architettura docenti al MIT di Boston. Uno è l’architetto e ingegnere torinese Carlo Ratti, l’altro un collega americano. Viaggiando verso il centro, passano davanti ai palazzi costruiti sulla Spina 3. “Accidenti!” esclama il professore americano. “Come tenete bene i condomìni degli Anni Cinquanta, qui a Torino!” Ratti s’è vergognato: “Non ho avuto il cuore di confessargli che quei palazzi sono stati appena costruiti” (aneddoto citato da professor Ratti nel corso del Convegno sulla conservazione delle Officine Grandi Motori – da La Stampa del 26 maggio 2006)

I colori dell'autunno

“….Prima e dopo l’attraversamento del parco in sotterranea, non mancheranno i richiami all’era industriale grazie al colore delle alberate e delle aiuole che caratterizzeranno le strade in superficie: tinte più accese –giallo e rosso- per ricordare le colate dei metalli fusi ed altre più scure a richiamare macchinari e fumi delle ciminiere. Alcune strutture, costituite da elementi metallici recuperati dalla demolizione delle fabbriche, verranno sistemate all’interno delle rotonde e delle aree verdi. Un ulteriore richiamo alla storia industriale della zona, che guarda al futuro con la consapevolezza del proprio passato” (“Corso Mortara, il futuro senza dimenticare il passato” in Cittagorà, periodico del Comune di Torino, 13 marzo 2006)

Disguidi?

“La tendenza, specie nell’ultimo anno, è quella che segna un aumento della conflittualità tra nuovi e vecchi cittadini nei confronti degli attori pubblici e privati della trasformazione: la sommatoria di una serie di disguidi (mancanza di servizi realizzati in concomitanza alle residenze, viabilità e parcheggi pertinenziali, rumori e polveri dei cantieri, ecc.), alcuni dei quali forse inevitabili, comincia a far decadere alcune oggettività positive insite nei progetti (il parco, la qualità degli spazi pubblici, la viabilità, il decongestionamento, ecc.). Si registra pertanto una diminuzione della fiducia nei confronti dell’intervento pubblico ....” (Comitato Spina tre – quello del Comune NDR – Linee guida: lo strumento, il metodo, le attività - 2006)

Fund-rising

“E’ necessario ribadire la prevalenza di interesse pubblico del Comitato (che non può, data la sua natura, trasformarsi in un ente “business oriented”) a servizio del territorio........Ciò detto, però, è necessario agire perché l’investimento economico e politico complessivo generi valore aggiunto e diventi volano per attrarre nuove risorse, anche economiche, sul territorio” (Comitato Spina tre – quello del Comune NDR – Linee guida: lo strumento, il metodo, le attività - 2006)

Tutti assieme, ma vigilati

“Il nuovo quartiere di SPINA 3 ..... comprenderà oltre 4.000 alloggi ...e registrerà una compresenza di diverse tipologie di edifici residenziali..... ; tuttavia sussistono alcune non trascurabili criticità, riferite ai circa 350 alloggi che la Città acquisterà per destinarli all’edilizia sociale (novero incrementabile di ulteriori 80 unità, sulle quali sarà possibile far valere un diritto di opzione), (criticità dovute alla) concentrazione degli alloggi suddetti in pochi edifici e nell’area circoscritta del Villaggio Media. ...Ove la Città destinasse all’edilizia residenziale pubblica la totalità degli alloggi disponibili e li assegnasse facendo unicamente riferimento alla graduatoria generale del bando pubblico, si determinerebbe una concentrazione di situazioni di grave disagio sociale, tale da ingenerare la marginalizzazione, il degrado e la ghettizzazione dell’isolamento. (Dunque) si propone di riservare una quota degli alloggi a favore delle categorie degli anziani, disabili, coppie di nuova formazione, appartenenti alle Forze dell’Ordine, sfrattati e casi sociali... (In particolare) si riservano agli appartenenti alle Forze dell’Ordine rispettivamente 11 alloggi sull’area Vitali (1alloggio per scala) nonché 10 alloggi sull’area Michelin Nord (2 nell’edificio B e 8 nella Torre 3). (Dal progetto di insediamento abitativo Villaggi Olimpici, Comune di Torino, Politiche per la casa e sviluppo delle periferie)

Hic sunt leones. Arrivano persino i turisti!

“Il PRIU, unitamente ai lavori del Passante, interverrà a modificare radicalmente il volto di alcuni quartieri compresi entro le Circoscrizioni 4 e 5, eliminando quelle forti fratture determinate dalle aree industriali dismesse e dalla sopraelevata di corso Mortara. Dai migliori collegamenti con il centro e la realizzazione del parco fluviale, ..... ,si configureranno, inoltre, interessanti prospettive di sviluppo e di riqualificazione per tutto il territorio circostante insieme all’altrettanto importante mantenimento di alcune preesistenze industriali a testimonianza del passato di Torino..... Inoltre la realizzazione del “villaggio media” nel comprensorio Vitali e Michelin Nord rappresenta un contributo determinante sotto un duplice profilo: da un lato la garanzia di tempi certi di attuazione, dall’altro la possibilità di uscire dalla dinamica che connota la periferia, facendo conoscere porzioni di territorio cittadino non sufficientemente considerate e alle quali si rivolge con rinnovato entusiasmo in vista delle Olimpiadi 2006” (deliberazione del Consiglio Comunale dell’8 luglio 2003)

Quasi poetico. Ma li hanno visti i grattacieli?

“Gli esiti di questi studi individuano il Parco della Spina 3 come un tassello importante nell’ambito del più ampio dibattito relativo al rapporto paesaggio-città, paesaggio-natura-cultura e all’interno di una riflessione inter e multidisciplinare comprendente l’ecologia, la sostenibilità ambientale, la fattibilità economica. La metafora sostitutiva dei luoghi di alta e pesante produzione industriale a quelli di svago e tempo libero costringe al dialogo tra il passato, con la sua storia urbana, e il futuro di una società flessibile, tecnologicamente avanzata ed alla ricerca di un nuovo rapporto con la natura artefatta. Interpretare il paesaggio postindustriale ed attribuirgli una nuova funzione urbana produce inevitabilmente la ricerca di un nuovo linguaggio paesaggistico” (deliberazione della giunta comunale del 27 gennaio 2004)

Basta solo il verde sui tetti

“La civiltà tecnologica può stabilire un costruttivo rapporto con la natura, mirando ad una reale e fattibile sostenibilità: natura ed economia possono quindi incontrarsi in una sintesi armonica, a favore di una migliore vivibilità. Le strutture già edificate presenti in tale contesto dimostrano, anche solo con la diffusa presenza del verde pensile sulle coperture degli edifici, come la ricerca dell’integrazione tra l’inerte e il vivente possa definire un diverso sistema degli spazi” (dalla delibera del Consiglio circoscrizionale 4 del 3 maggio 2004)

Li chiameremo torri per distinguerle

“Gli edifici alti che definiremo “torri”, solo per accentuarne la diversità rispetto a quelle con altezze inferiori ai sei piani fuori terra, sono in realtà tipologie normali ed aperte che dialogano tra loro e con l paesaggio urbano: Si è volutamente evitata la macro-tipologia o la mega-struttura che negli anni 60-70 hanno preteso di sostituirsi allo skyline urbano, evidenziando poi la loro sostanziale estraneità non solo ai contesti urbani ed ambientali, ma soprattutto alla domanda sociale di comfort abitativo e di relazioni socio-culturali” invece queste torri “non sono un enclave arroccato nella propria esclusività, con divisioni e barriere, ma un nuovo settore di città che ambisce riproporre i vecchi temi della qualità urbana” (sul sito agenziatorino2006/opere)

Promozioni

“E’ un’edilizia che convince, soprattutto perché è dotata di molti confort quali il parcheggio pertinenziale, l’aria condizionata in tutti gli alloggi, la vicinanza di grandi parchi attrezzati e centri commerciali super-forniti” (dichiarazione dell’architetta comunale che segue Spina 3 a La Stampa del 31 marzo 2004)

Missili lanciati verso il cielo

“Mi arrabbio se vedo che sugli spazi nuovi ricavati grazie al piano regolatore hanno spostato di peso i casermoni della periferia. Che tristezza” “Sulla Spina che doveva diventare un luogo dell’architettura qualificata sono spuntati edifici a metà tra l’ufficio Anni Sessanta e le periferie cresciute per dare un letto agli immigrati” (architetto Cagnardi, autore, nel 1993, del Piano Regolatore di Torino, in un’intervista a La Stampa del 24 novembre 2004)

“S’è fatta di tutt’erba un fascio: vedo crescere realizzazioni buone e meno buone:. Inoltre si sono concretizzate le cubature previste dal Piano Regolatore: è naturale che gli impresari le sfruttino, anche se le ritengo eccessive per edifici residenziali. Si stanno anche lasciando parchi troppo grandi, senza verde urbano tra gli edifici” (architetto Aimaro Isola in un’intervista a La Stampa del 26 novembre 2005)

“E’ il Piano Regolatore che ha espresso esagerate concentrazioni di edifici nelle aree dismesse dall’industria per poterle valorizzare maggiormente in termini economici” (ing. Frascarolo, presidente del collegio edile API, in un’intervista a La Stampa del 26 novembre 2005)

Non disturbate il manovratore

“Il Bello e il Brutto caratterizzano qualsiasi città e tutte le epoche .... Ma prima di esprimere un giudizio aspetterei di vedere gli alberi crescere e completati gli spazi comuni. Detto ciò, penso che il Comune debba fare di più per vigilare sull’impatto estetico del singolo edificio. Come? Ci sta lavorando l’assessore Viano….” (il sindaco Chiamparino in un intervista a La Stampa del 27 novembre 2004)

Estensioni dell’anima

“Da vari decenni questo Consorzio opera a beneficio del cittadini, valorizza il proprio know-how per migliorare, aggiornare tecnologicamente le costruzioni, pur restando tradizionalmente ancorato al passato, al piacevole, all’ottimizzazione ambientale. “Ultimamente abbiamo cercato di scegliere il miglior sito per studiare le ottimali disposizioni abitative. Abbiamo scelto le più favorevoli, individuando le potenzialità effettive della collocazione dell’immobile per accrescere il benessere e ridurre lo stress di chi lo abiterà e perché attorno ci sia armonia nel rapporto con le case, con le persone e con l’ambiente”. Sempre più centrale nei desideri delle persone e della famiglia, la “casa” è rivelatrice dello stile di vita, della condizione socio-economica, dell’anima individuale e collettiva del nucleo familiare. “Da noi e dagli abitanti dei nostri alloggi la casa è vista come rifugio, spazio privato in cui ritrovare un’atmosfera rilassata, sicurezza, convivialità, memoria e progetti comuni. Noi la concepiamo anche come estensione dell’anima, luogo di serene abitudini quotidiane, nido confortevole a cui ritornare ogni sera. per trovare la famiglia e ricevere gli amici in un ambiente intimo ed accogliente, caldo, vivo. La “casa“ in questo senso è il bene primario al quale anelare e comunque il luogo per cui c’era e c’è maggior propensione alla spesa ...... Bisogna poi fare attenzione alla zona in cui l’immobile può sorgere: la rumorosità, l’esistenza di aree verdi, di scuole, di negozi, di servizi e la vicinanza di fermate di mezzi pubblici. (pubblicità del grattacielo nel Parco Dora di Marena Costruzioni – Gruppo Consorzio Unione - su La Stampa del 31 ottobre 2005)

Pubblicità comparativa

“A fianco delle grandi opere strutturali sono sorti e stanno sorgendo anche alcuni grandi complessi residenziali di edilizia privata, alcuni dei quali però hanno suscitato critiche e fanno discutere. In particolare, in alcune zone, sono nati edifici che sembrano privi di un progetto architettonico definito, “casermoni” che colpiscono per la loro imponenza e che rendono un po’ disumanizzato il quartiere in cui sorgono. Basta passare davanti al (nostro) complesso edilizio per restare favorevolmente colpiti dalla differenza rispetto a molti altri tipi d’offerta” (pubblicità di Le Terrazze di Parco Dora – il lusso che ti puoi permettere – su La Stampa del 13 marzo 2005)

Grandi eventi e cotillons

“L’architettura vive una crisi di ideali forte: è in crisi lo spazio pubblico, la cui privatizzazione è evidente, e si nega l’importanza del disegno urbano, che richiede tempi lunghi. L’architettura ha come perso il centro, e tra neo-localismi e globalizzazione è tentata di trasformare l’opera in evento, comunicazione priva di sostanza, con un’ossessione del futuro che porta a non fare mai i conti con il passato” (ancora l’arch. Gregotti alla Conferenza su “Architettura e politica” riportata su La Stampa del 11 maggio 2005)

Scommesse

“La sua scommessa (di Chiamparino NDR) è Spina tre, dalle parti di via Livorno, e non solo per il grande Parco di archeologia industriale che vi sorgerà e per la grande chiesa con la ciminiera sormontata da un crocifisso come certi obelischi egizi. Si teme che possa diventare un ghetto. “No credo. Mi fa più paura la Barriera di Milano” (A spasso con il sindaco, un giorno dentro la città con Chiamparino, La Stampa del 6 novembre 2005)

Vigilati speciali

“Passiamo ai 344 alloggi della Spina tre. Qui 55 appartamenti saranno destinati ad anziani, 32 a casi di emergenza abitativa, 100 a “cambi alloggio”, 60 a persone che usufruiscono di canone convenzionato, 15 a giovani coppie, 20 a richiedenti con figli e reddito all’80% del limite, 4 a giovani adulti e 21 a rappresentanti delle forze dell’ordine. (Infine) due ad ambulatori di medicina di base” (Villaggi olimpici, non ghetti, La Stampa del 15 novembre 2005)

Potere al popolo

“In questo modo Torino si prepara ad ospitare le Olimpiadi guardando al suo futuro. Il modello è Barcellona, ma la presenza delle cooperative di abitazione garantisce anche le influenze sociali e la partecipazione dei più deboli al dopo Torino 2006” (dal sito: a-torino.com /progetti/ villaggiomedia)

Disponibilità a costruire

“Io credo che chi vedrà conclusa quell’area la considererà un’opera di riqualificazione. Ora dico a tutti: ricordatevi di cosa c’era lì, dove ora sono in costruzione i palazzi. Manifestare preoccupazioni è giusto, doveroso e utile, ma non lo è altrettanto indurre preoccupazioni senza fondamento. Questo si lega a quello che ritengo essere uno dei difetti principali di questa città, e cioè quello di tenere la testa girata all’indietro. I cambiamenti producono sempre difficoltà, ma ci vuole anche disponibilità a costruire insieme il futuro” (il presidente della Circoscrizione 5, Maza, in un’intervista a La Piazza dell’aprile 2005)

Paura della memoria

“Non ci sono dubbi: Torino sta rimuovendo la sua memoria storica, la memoria industriale .... basta guardare adesso come è ridotta l’area di Spina 3. Che cosa è rimasto in piedi della ex-Michelin o di altri stabilimenti che hanno segnato la storia della nostra città? ..... si è fatta piazza pulita di fabbriche come l’ex Michelin o l’ex Teksid da cui invece si potevano ottenere soluzioni convenienti non soltanto dal punto di vista del rispetto del progetto, ma anche economico” (conferenza del Politecnico sulla Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale. Intervento dell’arch. Ronchetta su La Stampa del 4 dicembre 2004)

Centri d’incontro

“Dunque non resta che venire al Parco Dora per assaporare i vantaggi e le novità e l’atmosfera magica di un mondo che anticipa i tempi, luogo privilegiato di aggregazione e incontro” (pubblicità del Centro Commerciale Dora)

I parcheggi subito, i servizi pubblici alle calende greche

“Visto che l’apertura del Centro Commerciale è possibile solamente se risultano accessibili i Parcheggi Interrati” si approva “la consegna anticipata delle opere ai fini dell’apertura dell’immobile con funzioni di Parcheggio Interrato per la parte pubblica” (determinazione dirigenziale della città di Torino del 15 settembre 2003)

Nuove agorà (a pagamento)

“Poco più in là, su corso Umbria, sorge il Centro commerciale Parco Dora … Tutto il complesso si muove attorno a una piazza su due livelli: il più basso coincide con l’ingresso al centro commerciale vero e proprio, all’interno del quale si trovano numerosi negozi e un Ipercoop, il più alto, corrispondente al piano stradale, è delimitato da edifici allineati sulla via e destinati al terziario e alla Multisala Medusa, uno di motivi di attrazione del Centro Commerciale. I due livelli della piazza sono collegati da cinque strutture vetrate ed è attraversata dalle passerelle pedonali che collegano gli edifici. La piazza è il cuore del progetto, gli architetti si sono ispirati alla piazza dei Greci, dei Romani, di Gropius, Piano e Rogers, è la piazza di Lucio Dalla, che ospiterà le attività non programmate, spontanee, laboratorio di cultura, vocazione popolare al baratto, allo scambio, al commercio” (dal sito: torino.com/progetti/spina3)

Servizi. Per gli 11.000 nuovi arrivi!

“Residenze, negozi, uffici, piccole attività produttive, ma anche nuovi servizi per i cittadini di Spina 3: nelle due palazzine Michelin di corso Umbria si insediano le sedi dei carabinieri e dei vigili urbani; si prevede la costruzione di un asilo nido e di una scuola materna nell’area Vitali e di una scuola elementare nell’area ferroviaria vicino al comprensorio Valdocco; la nuova Chiesa del Santo Volto, con il suo oratorio, la sala congressi per incontri e manifestazioni e al nuova sede della Curia, sarà terminata nel 2006 nell’area Ingest” (dal pieghevole comunale su Spina tre)

Beati costruttori di cemento

“Il principale sforzo economico verrà affrontato dalla Curia con il sostegno di una virtuosa spirale di sponsor pubblici e privati e delle istituzioni locali” (dichiarazione a La Stampa dell’amministratore delegato con firma unica, parroco della nuova chiesa del Santo Volto)

Valutando l’opportunità

“In vista della crescita della popolazione, stiamo valutando l’opportunità di insediare nidi e scuole materne” (intervista al sindaco Chiamparino: “Chiamiamolo quartiere Dora” su La Repubblica del 10 giugno 2005)

Lavoratori? e chi se ne ricorda?

“Al posto di questa che è stata una grande azienda ci saranno case, alloggi per la stampa durante le Olimpiadi, insediamenti di terziario avanzato, se mai arriveranno. Noi chiediamo al Comune di mantenere gli impegni presi e di ricollocare i lavoratori” (sindacalista della Savigliano che richiama il Comune agli impegni presi – nessun riutilizzo della fabbrica senza preventiva ricollocazione dei lavoratori superstiti – da La Stampa del 21 gennaio 2005)

Segni del lavoro

“La sorpresa e il fastidio mi si sono accresciuti dentro nel vedere quel segno, nobile e laico del lavoro e di un tempo dificile di lotte civili portate avanti da persone credenti e non credenti, sovrastato da una Croce: la ciminiera diventata campanile ….. Ritengo che questa trasformazione di un segno, carico di una sua storia civile, offra l’impressione che ci si voglia appropriare di una realtà storica che ha un suo significato e un suo valore e che non deve essere mistificata da altri valori” (lettera a Specchio dei tempi su La Stampa del 13 ottobre 2005)

Indorare la pillola

“Non ci credo granché (alla “progettazione partecipata”, ovvero al coinvolgimento dei cittadini nelle trasformazioni). Capisco che c’é un problema di comunicazione, doveroso. Ma alla fine, il più delle volte, è un modo per indorare la pillola” (intervista al pubblicitario Saffirio su La Repubblica del 9 giugno 2005, dopo l’assemblea su Spina tre dello Sporting Dora)

Savoiardi

“Torino ha una psicologia vagamente militare – dice tra il divertito e l’orgoglioso l’animatrice dei Giochi Invernali, Evelina Christillin – se l’obiettivo è comprensibile la gente partecipa ed esegue, ha disciplina, serietà e voglia. Questa è una città che parla poco ma risponde sempre. E’ una città dove avere un’idea raramente è inutile” (articolo di M Serra su La Repubblica del 21 giugno 2005)